IDENTIFICAZIONE ELETTRONICA DEI CANI
 
Dott.ssa   Peluso   &  Monfrecola
 
Negli ultimi dieci anni l’identificazione elettronica con microchip del cane e degli animali in generale  ha avuto uno sviluppo enorme in tutti i paesi 
industrializzati.La legge 281 del 1991 ha imposto l’identificazione obbligatoria di tutti i cani, al fine di eliminare o ridurre il randagismo ed il grave 
problema dei cani abbandonati, oltre che per disporre di un sistema di controllo in caso di malattie infettive come la rabbia;  ecc.. Molte Regioni, 
nelle leggi regionali applicative della 281, hanno introdotto l’identificazione elettronica come strumento richiesto ai fini dell’identificazione obbligatoria 
del cane, convinte della superiorità di questo sistema e del fatto che in tutto il mondo è stato ormai accettato uno standard unico che permette 
un’interscambiabilità dei dati. 
IL MICROCHIP
Il microchip ISO, detto anche tag o trasponder, è costituito da una capsula iniettabile di vetro biocompatibile che contiene un chip su cui è stato 
impresso, nel momento della fabbricazione, un codice di 15 cifre, ed una micro-bobina che viene attivata dal lettore solo nel momento in cui viene 
avvicinato e che permette la lettura del chip stesso. Quando il microchip non viene attivato dalle onde radio di un lettore è un corpo completamente
 inerte e non emette alcun tipo di onda. . Il microchip ha una dimensione esterna di 13 mm di lunghezza e di 2 mm di diametro, ed è contenuto in una 
siringa mono-uso necessaria per poterlo iniettare nel sottocute del cane.  La durata del microchip, una volta impiantato, è per tutta la vita del cane. 
Per accertarne il continuo funzionamento è consigliabile che almeno una volta all’anno esso venga controllato con un lettore; anche se estremamente 
improbabile, viste le piccole dimensioni, un trauma diretto verso la sede di impianto potrebbe danneggiare la struttura del microchip e renderlo inerte.
Le prime cifre del codice identificano o la ditta produttrice od il paese in cui il microchip viene impiantato; nel primo caso la ditta produttrice deve poi 
essere in grado di garantire la tracciabilità del microchip registrando i codici impiantati nei vari paesi; nel secondo caso, dopo il codice del paese deve 
essere riportato il codice della ditta produttrice. Per l’Italia il codice paese è 380. Le altre cifre del codice sono in combinazione casuale e permettono 
2 miliardi e 750 milioni di combinazioni; un numero tale da poter garantire con assoluta certezza che ciascun codice è unico per almeno 20 anni. 
L’impianto del microchip nel sottocute dell’animale è una procedura di pertinenza veterinaria, in quanto devono essere garantiti il rispetto delle norme 
d’asepsi ed antisepsi necessarie per evitare infezioni, il rispetto della sede d’inoculazione, l’attenzione ad evitare le strutture vascolari vicine (arteria 
carotide e vena giugulare) e di ferire l’orecchio o l’occhio in caso di movimenti improvvisi dell’animale e la cura nell’effettuare un’esecuzione indolore. 
L’ago, di grosso calibro per poter contenere il microchip, è molto affilato e, in mani inesperte, potrebbe essere pericoloso per l’animale e per lo stesso 
operatore.i cani devono essere sottoposti ad applicazione di microchip entro 3 mesi dalla nascita o, comunque, dall'acquisizione del possesso. 
Sono ormai molte le Regioni che, nel recepimento regionale della legge 281 del 1991 sull’obbligatorietà dell’anagrafe canina, hanno adottato il 
microchip come metodo d’identificazione del cane.La regione Calabria ha deliberato che a decorrere dal primo gennaio 2005 ,si dovrà provvedere 
all'introduzione nell'ambito del territorio regionale del microchipquale unico sistema ufficiale di identificazione dei cani.

info mail

4-zampe@libero.it

pagina precedente

tel. e fax

0982 613400